Consigli di lettura

Nuovo Realismo Arte
Helmut Schmidt, 95esimo anno di vita, 2012/13, Tecnica a vernice trasparente su tela su legno, 1,34 x 0,87 m | Dettaglio

‣ Non c'è bisogno di discutere ...

Otto Dix1958

‣ Dipingere realisticamente

Dieter Asmus2002

‣ Agio

Ulrich Schnabel2011

‣ E questa è Arte?! | Esterno Link

Hanno Rauterberg2007

‣ Potrebbe essere di Rubens | Esterno Link

Ulrich Greiner | Die Zeit2014

‣ Nella pubblicità la mucca è il più delle volte viola.

Manfred W. Jürgens2010

Non c'è bisogno di discutere

Otto Dix


i miei quadri, li vediamo però. Non c'è bisogno di discutere i miei quadri, li vediamo però. Io parto dal guardato. Non voglio inventare e disporre nessun tema come ad esempio Salvatore Dali. Preferibilmente vedo in maniera nuova i temi originari dell'umanità con i miei propri occhi. L'arte si sottrae a qualunque tipo di definizione. Per troppo tempo una pentola vuota, poi si sveglia qualcosa, che non volevi affatto. Il caso di dio ci crea.

Completamente deciso, mi rivolto contro il dogma nell'arte. L'arte non fa parte di nessuna scienza e non sottostà a nessuna legge. Il pittore deve basarsi sulle impressioni della vita. Lui è li per quello, per modellare il mondo e mostrarlo agli uomini, mostrare che non è possibile vivere di solo pane. Sono contro l'astratto, che si dipinge con la scopa, con la balestra che colpisce la tela e dai sughi colorati che vengono fatti cadere.

il risultato è il quadro che potrebbe proseguire per chilometri. L'invenzione rimane minuscola e si adatta tutt'al più a tappeti e gonne di donne. Mi si è dato il nome di tradizionalista, forse lo sono, in ogni caso sono primitivo e popolare. Necessito della connessione ad un mondo sensoriale, il coraggio alla bruttezza, la vita senza diluizione. No, gli artisti non devono emendare e convertire. Sono troppo limitati. Loro possono solo testimoniare. La grazia è al di fuori dalla disposizione alla violenza umana. Ma alla grazia ci si arriva. Lo sforzo intorno all'arte richiede molta pazienza. Io non lo ero da tempo (Dix dice di se stesso). Invece poi improvvisamente si può divenire un "qualcosa". Non ne ho mai parlato così tanto. Oggi sono stato un colpo di fortuna.


Con l'amichevole approvazione del Südkurier Singen, 21.05.1958 | www.suedkurier.de
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Brema 2015

Il Momento eterno · Dipingere realisticamente perché c'è la fotografia

Dieter Asmus


tenevo le foto per magia, nessuna sorpresa che io sia arrivato attraverso la fotografia alla pittura. Le mia prima macchina per scattare fotografie era l'opulenta e del resto desiderata "6 x 9" negativo della famigerata "Agfa Box", la quale si comprava con 4 marchi. Aveva un fuoco fisso senza equilibrio di parallasse, il quale spesso, aveva come risultato il fatto di far sembrare le persone fotografate o come lontane e appena identificabili nello sfondo oppure tagliate al margine della foto in 2 ("Nana" di Manet si avvicina a questo effetto) oppure con la testa tagliata. Ciò che mi fece diventare matto si dimostrò poi come una vera benedizione, poiché questi "errori" della fotografia (prospettiva rasente, tagli) conducevano, anche se all'inizio indesideratamente, ad un enorme aumento dell'espressione: il primo passo dall'immagine alla foto con ciò ad un intenzionale impiego della fotografia era fatta.

"Quello che posso fotografare, non ho bisogno di dipingerlo." Questa frase precipitosa sparata da Oskar Schlemmer ha probabilmente causato più danni alla cultura storica rispetto all'ultima iconoclastia. La frase che suona gradevole e concludente,è però una grande idiozia. Uno sbagliato antagonismo, poiché la fotografia deve per natura, così per dire, ritrarre concretamente. La pittura non è però così di natura astratta, (l'equivoco del secolo). La fotografia ritrae a cause della sua qualità fisicochimica il fascino dei chiaroscuri, la pittura è capace di creare cose nuove come un'architettura costruttivo-funzionale. La fin qui non raggiunta forza della foto è il documento, la forza della pittura, se le cose vengono impegnate o no, è la visione. La foto è capace di molto, la pittura invece è capace di tutto. Esci con la coda tra le gambe, Schlemmer!

Diventa interessante per l'arte, lì dove la fotografia e la pittura si incontrano, dove possono imparare e trarre profitto l'una dall'altra. Ad esempio: Un uccello sfreccia davanti alla finestra. Per catturarlo in tutti i particolari esiste lo slow motion o per meglio dire c'è la macchina fotografica a scatti veloci (appunto detta " ad esposizione a breve termine"), perché il movimento è troppo veloce per i nostri occhi ed il nostro cervello. Oppure, noi sappiamo certamente che la testa di un uomo non dovrebbe essere molto più piccola del piede. La stessa testa ci appare, fotografando un nonno che giace su una amaca dalle gambe, più piccola di 10 volte dei suoi piedi. Ovviamente conosciamo il colore della tazza del tè che utilizziamo, della tovaglia, del mobile che vediamo alla luce di una lampada. La fotografia mostra tuttavia che in realtà tutte le cose appaiono colorate di giallo solforoso. (causa filtro della luce).

Fino a questo punto la fotografia, ma che vantaggio ho dalla pittura? La cosa strana è che le foto nel giornale o nella televisione non ci rendono consapevoli. Le prendiamo praticamente come evento-tema, ricordo, idee di appoggio ma non come figure estetiche. Per primo la traduzione in "Arte" per mezzo dei dipinti. Con chiara stiliz-zazione in direzione di questa espressione. Essa causa un ordine di cattivo augurio che è per il nostro animo comprensibile e adeguata ai nostri tempi: senza forma nessuna comunicazione. Mentre la foto cattura l'uccello volante in un millesimo di secondo, la macchina fotografica fissa ogni penna dell'uccello messa in un movimento apparentemente anormale. La fotografia lo pone sotto ogni aspetto nell'esemplarità della casualità. Attraverso l'isolamento e l'esplicita negazione del movimento diviene il movimento stesso tanto più avvertibile. Sebbene non veda realisticamente, ma perché c'è la fotografia.

A questo punto sia la fotografia ringraziata, la quale mi ha aiutato molto. I mezzi meccanici (Foto, Film, Tv, Video) hanno trasformato concretamente la nostra percezione del mondo, aumentato le nostre capacità ottico-sensoriali e ci hanno reso pos-sibile inaspettatamente di allargare i nostri sguardi. Nuovi presunti sguardi che anche se risaputi, eccitano noi artisti in particolare per primi. Con l'aiuto della fotografia, noi pittori, siamo usciti dal moderno e arrivati dall'altra parte. Possiamo ora gettare e formulare un diverso sguardo sul rinfrescato oggetto mondo! Su un altro foglio sta quello che la pittura deve alla fotografia, dalla sua invenzione fino ad oggi.

Dieter Asmus (Classe 1939) è pittore e co-fondatore del gruppo Zebra. Giornale d'arte, Nr. 68, Aprile 2002
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Brema 2015

Dalla felicità dell'oziosità di Ulrich Schnabel - Il pittore resistente alle mode, Manfred W. Jürgens

Ulrich Schnabel

Galleria dell'ozioso e delle oziose, persona dalle idee stravaganti, artista di pause ed esperti di distrazione. | Casa editrice Blessing - breve estratto dal libro "Muße"


La folla è numerosa di fronte al bar " Zum Silbersack" a St.Pauli. All'angolo stanno già le prime prostitute, pochi metri più avanti la Reeperbahn, ovunque chiassosi appassionati della notte, giovani ubriachi e turisti che guardano imbarazzati. Tuttavia questa sera, al Silbersack, gli uomini non si ammassa-no per le ragazze, la musica o la birra, bensì perché Manfred W.Jürgens ha allestito una mostra per la prima esposizione di un quadro ad Amburgo.

Molto indietro, seduto all'angolo, siede il pittore dai ricci rossi, firma da ore autografi ed irradia felicità dal suo volto. "Incredibile", dice l'artista attraverso il brusio di voci, "Una cosa così non l'ho mai vissuta in nessuna galleria, ogni due ore un pubblico nuovo." Accanto a Jürgens è appeso al muro il quadro della titolare, Wirthin Erna Thomsen, il dipinto in formato grande ad olio e la vera Erna si assomigliano come due gocce d'acqua. Ciò è dovuto al fatto che Jürgens dipinge così meticolosamente e realisticamente come faceva un tempo Albrecht Dürer o Hans Holbein. Questo stile si chiama "Sachlicher Realismus". Nella febbrile arte del ventunesimo secolo appare anacronistico, eppure Jürgens se ne frega: "recentemente diceva qualcuno che io sono resistente alla moda", ci racconta sorridente, ripetendo con piacere la parola: " resistente alla moda - precisamente."

Poiché Jürgens dipinge fedelmente i dettagli come gli antichi maestri, necessita allo stesso modo di molto tempo. Con infinita pazienza applica strato sopra l'altro i colori (mescolati personalmente). Sta seduto ogni giorno fino a dodici ore con il pennello e con un bastoncino in cuoio davanti alla tela, trascorrono mesi, affinché sia finito un quadro. Così dipingere è in realtà " una sfacciataggine di fronte alla vita" dice Jürgens con allegra autoironia. Pure la sua signora Bärbel, un ingegnere, lo sostiene finanziariamente facendo tutto il possibile. E così il pittore deve ascoltare solamente la propria voce. "Spero di non trovarmi mai in un vicolo cieco ed a causa del mercato del mio stile dover cambiare." Jürgens sembra di un altro tempo anche a causa del suo concetto di esposizione di un solo quadro. Sulle alpi svizzere presentava il suo quadro della mucca Soraia. Per la presentazione a 1900 metri vennero amici dell'arte da tutto il mondo, contadini alpini e la mucca stessa. Mentre Jürgens confrontava la mucca con il suo ritratto a grandezza naturale, la mucca andò verso la tela e diede alla sua stessa copia su un bacio. Chi era presente al toccante evento, ne parla ancora oggi.

Come al contrario agisce l'arte in una galleria. Recentemente sono stato al Louvre di Parigi, racconta Jürgens storcendo la faccia. " Orribile! Si sta nella collezione di dipinti più famosa del mondo e la gente non si prende assolutamente nessun tempo per ammirare. Si affrettano, si lasciano velocemente fotografare accanto alla Mona Lisa e non la guardano nemmeno una volta." Era stato proprio deprimente. Con questo tipo di piacere isterico per l'arte, lui non vuole niente a che fare. Al contrario, con le opere di Jürgens, nessuno viene sovraccaricato di turbamenti. "Così tanti volti rilassati come questa sera davanti ad un dipinto non ne ho mai visti." dice Jürgens e mostra la folla allegra al Silbersack. "La gente si prende il tempo di guardare, parlano l'uno con l'altro, nessuno è stressato perché deve per forza vedere tutti gli altri dipinti della mostra." Il fatto che la 86enne Wirtin Erna Thomson sia personalmente presente all'esposizione e con una birra stia intrattenendo un discorso su arte e affari del bar con l'originario di Amburgo, non fa altro che aumentare il fascino della serata. Jürgens predilige i poco appariscenti eroi della quotidianità, e dipinge continuamente persone che a lui personalmente significano qualcosa. "Persone ripugnanti e vanitose" non le dipinge nella sua tela, dice lui, per i rimanenti si prende per ognuno un sacco di tempo.

Così alle sue esposizioni non si tratta mai solo di arte, bensì anche di incontri. Siccome Jürgens ha già dipinto tutti i tipi di personaggi possibili - Dark, prostitute, attori e giornalisti - e questi accet-tano sempre volentieri gli inviti alle esposizioni del pittore, si incontra quasi in qualunque posto un vario pubblico. In ogni caso la serata al Silbersack sarà ancora lunga e lascerà ai suoi ospiti molti ricordi così come ad alcuni visitatori alla mostra. Molto probabile che il pittore resistente alle mode possa creare una nuova tendenza.

Pubblicazione con cordiale autorizzazione della casa editrice Blessing.
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Brema 2015

Nella pubblicità la mucca è il più delle volte viola.

Manfred W. Jürgens


Nella pubblicità la mucca è il più delle volte viola, nella nostra ultima copertina è beige e marrone come un tipo di cioccolato al latte che si scioglie, inoltre la mucca ha un riccio elegante sulla fronte. La mucca si chiama Soraia e veniva ritratta dal pittore e fotografo Manfred W .Jürgens sulle alpi svizzere di Wispile. Come si è giunti a ciò, lo sappiamo nella seguente storia, scritta dall'artista stesso.

Ad una inaugurazione di una mostra di un mio amico di Amburgo (Karmers), sbronzo di vino rosso, conobbi il redattore svizzero (Urs Willmann) di Zeit. Naturalmente ci intrattenemmo su discorsi quali, mucche e deliziosi formaggi svizzeri d'alta quota. Poiché entrambi nella nostra gioventù avevamo temporaneamente fatto pascolare le mucche, uno sulle montagne e l'altro al mare, avevamo qualcosa in comune. Così andammo sulla sua pagina di consigli internet: www.kuhleasing.ch. Lungo la strada verso casa il sito mi portò ad una migliore comprensione del suo articolo. Fino a quel momento passavo le vacanze a visitare coste, fiumi e metropoli culturali di questo mondo. L'interesse specifico per la montagna non esisteva in me. Poi però controllai il consiglio in rete di Willmann, il leasing delle mucche con il nome di una principessa. Solo una lettera era scritta male, altri paesi altre lettere.

Sicuro di me guardai l'animale alpha dal sito con la mia signora. La mucca era imponente e vecchia. Molto vecchia. Il mio pensiero era: " bada a te stessa. ti prego non farti macellare. Ti dipingerò!" Da anni desideravo andare con la mia signora in montagna. Ora mi aveva. Volevo dipingere questa magnifica mucca, così partimmo verso la Svizzera, direzione Gstaad.

Lì passavano le vacanze Roger Moore e Liz Taylor, precedentemente c'era stato anche Michael Jackson, ma la mia principessa viveva sopra le alpi di Wispile. Distante mezz'ora di strada in funivia, poi quasi un ora di marcia a piedi sulla dorsale della montagna attraverso nebbia e foschia. Pioveva. Una capanna solitaria all'altezza di 1.835 metri emergeva dalla nebbia. Doveva aver luogo li la mia vacanza? Il mio stato d'animo giaceva tra gli escrementi di mucca a terra.

Lo stato d'animo mutò di colpo, quando mettemmo piede, bagnati fradici, nella capanna e rice-vemmo una calorosa accoglienza. A volte la realtà supera ogni immaginazione. Cademmo attraverso il tempo e arrivammo all'anno di costruzione della capanna — 1737. La caldaia di rame contenente 400 litri, vitale punto centrale, cuore della capanna; porta orgogliosa lo stampo dell'anno 1881. Piacerebbe al Miraculux (Asterix e Obelix) dei galli.

Nescafé, formaggio piallato ed il primo tentativo di comunicare. Tra la piatta lingua dei tedeschi del nord ed il dialetto degli alti paesi di Berna giace un abisso. Dopo tre giorni capimmo la prima parola in un discorso della famiglia: Fffliege.

Il sole dileguava ancora ad inizio serata la nebbia offuscata, e noi stavamo improvvisamente sopra le nuvole su uno dei tetti più belli del mondo. Il giorno dopo ci venne chiesto:" come prego? volevate rimanere qui una settimana? volentieri, il vino rosso è li ma in media la gente passa una notte sulla paglia e poi prosegue. Diventerà presto noioso, qui la gente ha solo la natura e le bestie. Questo è per l'uomo moderno troppo poco". L'elettricità veniva erogata per poche ore ogni giorno da un generatore diesel per una macchina per la mungitura e per caricare i telefonini. Alla sera c'erano solo le lampade a petrolio, le carte da gioco, i discorso e il sonno.

Hefti Hans nacque 43 anni fa sulle alpi. Lei, Sennerin Ruth, proveniva da un vicino delle alpi e non voleva sposare un contadino. A maggior ragione nessuno del vicinato. Ma si incontrarono, lavorano molto, sono felici e ancora innamorati. Susanna Margit aiuta tutti e due sulle alpi, inoltre fanno lo stesso il nipote ventenne Michael , durante le vacanze scolastiche il quattordicenne figlio Lorenz e a soli nove anni anche il figlio Oliver. La diciassettenne figlia Linda pratica un tirocinio come venditrice a valle e va solo nei giorni festivi nelle montagne. Ho mai visto visi così contenti?

Per i fratelli Hans e Robert l'azienda a valle è stata presa in consegna dal padre. Mentre Hans e Ruth nei mesi estivi conducono la cascina delle alpi e delle pre-alpi, la famiglia del fratello rimane a valle e si occupa della fienagione. Le famiglie non può possono vivere totalmente distaccate dall'economia del luogo. i Fratelli devono inoltre mettersi a lavoro nella foresta e sopra la costruzione, così con 19 mucche da latte e 10 Bovini possono soddisfare e mantenere entrambe le famiglie, per i tedeschi è impensabile.

Dopo una settimana di campane di mucche, dialetto svizzero-tedesco e vedute di panorami Hans ci portò nuovamente all nostra beata tranquillità: "il formaggio non lo posso portare via davvero. Non va bene. Deve stagionare. Almeno un anno". Allora ci divenne chiaro che il leasing delle mucche non aveva a che fare solo con un estate alpina. Da 800 foto digitali della mucca e numerosi disegni si formava al nord ,su una tavola di legno con una antica tecnica verso l'inverno e i primi mesi dell'anno, l'animale della montagna in dimensione più grande del naturale.

Dipingendo pensavo: peccato che Soraia non possa vedere l'immagine dipinta, poiché non avevo voglia di una rigogliosa e grossa esposizione. Ma poi si formò l'idea della mia prima esposizione di un quadro. Gli ingredienti: una montagna svizzera, una vecchia stalla, una mucca chiamata Soraia ed un pittore con tavole per dipingere.

Chiamai in Svizzera: " Hans, ho dipinto la mucca. Lei è bellissima. Soraia deve assolutamente vedere il ritratto! Vorremmo fare un esposizione da te nelle alpi". Mai 1000 poster e cartoline furono stampate come quella volta. L'associazione per il turismo a Gstaad e Berna fu molto amichevole e distribuì la fornitura pubblicizzante il ritratto.

Nel film "Il Favoloso mondo di Amélie" il padre di Amélie riceve foto del suo nano da giardino viaggiatore. Quale bella idea. Così ci mostravano anche a noi differenti posti e li fotografavano.

Avevamo fortuna, la nostra Agnes era intelligente ed affascinante e quando si avvicinò alla nostra Tavola disse:" Oh che bella. Questa tavola dovrebbe vederla il mio uomo, Gli piacerà molto!" Il conte pittore non era a casa sebbene mi sarei volentieri intrattenuto con lui parlando delle sue lepri. Durante il viaggio c'era Soraia da vedere.

Finalmente nuovamente sulle alpi. Odorano piacevolmente di erbe aromatiche, i bombi ronzano e il sole illumina il paradiso; è molto tranquillo. Le mucche dormono di giorno e mangiano di notte così vengono tormentate meno dalle mosche.

Quanto è straordinario vedere nuovamente queste persone. Dopo la lettura del comunicato stampa che avevamo distribuito in Svizzera, Hans era insicuro: "Cosa dobbiamo fare noi all'esposizione?" "niente. Forse vendere latte e formaggio agli ospiti". "Così va bene".

Durante il vino serale lui fantasticava:" dimmi Manfred, può essere, che tu ti senta esattamente libero nel tuo lavoro di pittore come io lo sia qui nelle alpi?". Avevamo già presto dimenticato la nostra ampia pubblicità li sù nelle alpi. Dimenticavamo altrettanto che giù a valle il mondo passava le vacanze e che in tutte le camere d'albergo giacevano da giorni le cartoline del dipinto della mucca.

Il giorno si alzava. Facevamo colazione al sole. La domanda del giorno: chi prenderà con questo caldo la funivia per mezz'ora, secondo vecchiaia e salute fisica, per poi camminare dai trenta ai sessanta minuti per venire a vedere una mostra di un unico quadro davanti ad una stalla su questa montagna?

Invece poi arrivavano. Per primi francesi, poi svizzeri, americani, inglesi, tedeschi. giapponesi, italiani, olandesi. Per 2 giorni. Dall'alba al tramonto. Pittore e modello erano presenti in una sorprendente mostra internazionale. Non vennero solo amanti dell'arte e della pittura, bensì anche benestanti commercianti di bestiame ed esperti zootecnici che collezionavano quadri di mucche.

Avremmo potuto vendere il quadro molte volte. Ma no, doveva essere appeso in futuro nel nostro appartamento. Una principessa non si vende.

Fui richiamato all'attenzione da uno storico dell'arte su un quadro ad olio di Mark Tansey "The innocent Eye Test" datato 1981. Il quadro è posseduto dal Metropolitan Museum of Art a New York e getta una sguardo ironico sull'arte e i suoi critici. Per ricordo posponevamo l'opera di Tansey sulle alpi.

Dopo una settimana di una avvincente e rilassante vacanza sulle alpi, abbracci, lacrime e la promessa di incontrarsi di nuovo. E per congedo le parole di Hans: " Ah si, sai Manfred, dopo la tua morte non ti conoscerà nessuna scrofa come pittore, ma la mia Soraia diventerà antichissima e famosa in tutto il mondo.


Manfred W. Jürgens I è nato a Grevesmühlen, Meclemburgo. Il primo lavoro lo intraprese nel 1959. Compì poi un apprendistato come marinaio tra il 1973 ed il 1975. Dal 1986 fino al 1989 ha studiato design della comunicazione a Berlino e vive come libero pittore e fotografo ad Amburgo.
Ritratto di copertina: Pittura di Manfred W. Jürgens - disposizione grafica - Oliver Reblin
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Brema 2015